Ciao a tutti! Di seguito abbiamo pubblichiamo relazioni che trattano di vari argomenti e che consigliamo particolarmente agli studenti di terza come idee da inserire nel quaderno pluridisciplinare. Comunque invitiamo tutti i visitatori a leggere queste interessanti e complete presentazioni per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze personali. Buona lettura
Qui potrai trovare:
- villaggio Crespi d'Adda- cultura russa e sovietica
- novecento di Baricco
RELAZIONE SUL VILLAGGIO OPERAIO CRESPI D’ADDA
Venerdì 12 Ottobre le classi terze sono andate in visita al villaggio operaio Crespi d’Adda, per approfondire la conoscenza riguardante il periodo delle rivoluzioni industriali. Questo villaggio è il più inclito esempio di ricerca di perfezione e di autonomia, in esso la vita è la fabbrica. Il villaggio, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, perché è conservato in perfette condizioni, ora, è abitato per lo più da persone anziane, ex dipendenti della fabbrica. Si può suddividere il percorso dei visitatori in varie tappe:
STORIA DELLA FAMIGLIA CRESPI
Cristoforo Benigno Crespi, imprenditore proveniente da Busto Arsizio, desidera espandere la sua produzione di cotone, e dopo essere stato in Inghilterra, patria dello sviluppo industriale, si rende conto di quanto la produttività dell’operaio sia collegata alla vita privata; per questo decide di avviare una grande fabbrica, in cui l’operaio possa avere una vita dignitosa. Quindi inizia a cercare un territorio comodo dove avviare la propria cittadina autonoma: mentre stava lavorando a Vaprio d’Adda, scopre così una grande distesa di terra pianeggiante compresa tra il Brembo e l’Adda. Capisce che è il posto giusto in cui potrebbe nascere l’industria, con attorno un villaggio in cui gli operai avrebbero potuto vivere dignitosamente, non come in Inghilterra, nelle cantine o in baracche. Così nel 1878 nasce la fabbrica di lavorazione del cotone, insieme alle prime case. Crespi continua ad espandere il villaggio, compensando la fabbrica con molte zone verdi. A Benigno Crespi succede il figlio Silvio, che continua la lavorazione del cotone; egli decide di incrementare la produzione, ma di diminuire la qualità. Nel 1922, però, sorge un problema: sale al comando d’Italia il Duce, Benito Mussolini, che applica una politica fascista, in contrasto con quella dei Crespi, più rivolta all’uguaglianza. Nel 1929 si sviluppa la grande crisi, i Crespi la subiscono molto, poiché Mussolini per limitare i danni, proibisce l’esportazione di merci. Quindi Silvio chiede aiuto alle banche, perché sta fallendo, ma esse gli rifiutano l’aiuto, e Silvio Crespi vende la ditta alla STI, piuttosto che licenziare gli operai.
IL VILLAGGIO
Nel 1878, insieme alla fabbrica nasce anche il villaggio .
Esso si può dividere in quattro grandi apparati, ognuno essenziale all’altro per la sopravvivenza della cittadina autonoma. Essi sono: la fabbrica, le case, i vari servizi ed il cimitero.
Esso si può dividere in quattro grandi apparati, ognuno essenziale all’altro per la sopravvivenza della cittadina autonoma. Essi sono: la fabbrica, le case, i vari servizi ed il cimitero.
LA FABBRICA
La fabbrica nasce tra il Brembo e l’Adda, la scelta è stata fatta per vari motivi:
a_ per facilitare il trasporto delle merci
b_ per facilitare il viaggio ai Crespi, che arrivano attraverso i navigli,
c_ perché i due fiumi costituiscono un confine naturale che delimita la loro cittadina autonoma
d_ perché i macchinari, per funzionare, utilizzano un’energia idromeccanica, ossia l’acqua che, con il suo flusso permette l’azionarsi dei macchinari In seguito, tra l’altro, viene sfruttato l’Adda anche attraverso una centrale idroelettrica, in grado di fornire energia sufficiente ai bisogni di tutto il villaggio.
La fabbrica nasce nel 1878 e inizia a tessere il cotone, nei primi anni produce un tessuto di alta qualità, che esporta in tutta Europa grazie a un treno, che Crespi fa passare nella città. Nella fabbrica lavorano tutti, sia i bambini, perché piccoli e agili, sia le donne, perché hanno mani precise e minute, sia gli uomini per i lavori in cui è richiesta forza e per amministrare l’azienda stessa. Crespi, però vuole operai puliti e che sappiano leggere e scrivere, anche per facilitare il modo di comunicare. I telai usati nell’azienda sono di ultima generazione, in metallo e alimentati dall’acqua fluente; non possono interrompere il loro funzionamento e proprio per questo, funzionano sia di giorno sia di notte. Per tenere il cotone morbido è necessario che nella fabbrica ci sia la presenza di umidità. Invecchiato, Benigno Crespi, cede il comando al figlio Silvio, che realizza la produzione di un tessuto di qualità inferiore, per adattarsi all’evoluzione dei tempi. Agli inizi del ‘900 la fabbrica conosce il massimo sviluppo, arriva a contare circa 4.000 operai e 1.500 impiegati e Crespi diventa il principale esportatore europeo di cotone. Gli affari vanno sempre meglio, anche perché Silvio Crespi è senatore e anche amico dei reali, fino a quando, il Duce prende potere con la marcia su Roma. La STI(stabilimenti tessili italiani) cambia la produzione dal cotone alla tela di jeans. La fabbrica riacquista un po’ di prestigio, che però perde subito dopo, venduta ad una multinazionale svizzera che trasferisce la sede in Marocco, e dispone la chiusura. L’edificio è in vendita dal 2003.
a_ per facilitare il trasporto delle merci
b_ per facilitare il viaggio ai Crespi, che arrivano attraverso i navigli,
c_ perché i due fiumi costituiscono un confine naturale che delimita la loro cittadina autonoma
d_ perché i macchinari, per funzionare, utilizzano un’energia idromeccanica, ossia l’acqua che, con il suo flusso permette l’azionarsi dei macchinari In seguito, tra l’altro, viene sfruttato l’Adda anche attraverso una centrale idroelettrica, in grado di fornire energia sufficiente ai bisogni di tutto il villaggio.
La fabbrica nasce nel 1878 e inizia a tessere il cotone, nei primi anni produce un tessuto di alta qualità, che esporta in tutta Europa grazie a un treno, che Crespi fa passare nella città. Nella fabbrica lavorano tutti, sia i bambini, perché piccoli e agili, sia le donne, perché hanno mani precise e minute, sia gli uomini per i lavori in cui è richiesta forza e per amministrare l’azienda stessa. Crespi, però vuole operai puliti e che sappiano leggere e scrivere, anche per facilitare il modo di comunicare. I telai usati nell’azienda sono di ultima generazione, in metallo e alimentati dall’acqua fluente; non possono interrompere il loro funzionamento e proprio per questo, funzionano sia di giorno sia di notte. Per tenere il cotone morbido è necessario che nella fabbrica ci sia la presenza di umidità. Invecchiato, Benigno Crespi, cede il comando al figlio Silvio, che realizza la produzione di un tessuto di qualità inferiore, per adattarsi all’evoluzione dei tempi. Agli inizi del ‘900 la fabbrica conosce il massimo sviluppo, arriva a contare circa 4.000 operai e 1.500 impiegati e Crespi diventa il principale esportatore europeo di cotone. Gli affari vanno sempre meglio, anche perché Silvio Crespi è senatore e anche amico dei reali, fino a quando, il Duce prende potere con la marcia su Roma. La STI(stabilimenti tessili italiani) cambia la produzione dal cotone alla tela di jeans. La fabbrica riacquista un po’ di prestigio, che però perde subito dopo, venduta ad una multinazionale svizzera che trasferisce la sede in Marocco, e dispone la chiusura. L’edificio è in vendita dal 2003.
GLI OPERAI
Durante il periodo delle rivoluzioni industriali, la maggior parte dei contadini emigra verso le città in cerca di lavoro. Il passaggio è drastico, perché le ore di lavoro aumentano e diminuiscono quelle di riposo, oltretutto gli operai sono costretti a vivere malissimo, in baracconi o in scantinati. Crespi, però, ha un’idea innovativa e sostiene che l’operaio può rendere molto di più, se fuori dal lavoro, vive in condizioni decenti. Questa frase da egli stesso scritta ne è l’esempio: “La grande industria costringe l’uomo a diventare un semplice organo, amore per i dipendenti e intelletto servono per guidarla”. Gli operai alternano i turni di lavoro per coprire tutto l’arco della giornata. Crespi, sapendo che la maggior parte di loro ha origini contadine, costruisce le case muniti di orti, in modo tale da permettere ai suoi dipendenti di riposarsi attraverso la lavorazione della terra.
LE ABITAZIONI
L’architettura in stile neogotico è presente in tutte le case e nella fabbrica, inizialmente Crespi costruisce dei grandi condominii, ma poi si rende conto che sono molto caotici e non concedono il meritato riposo agli operai, per queste inizia a costruire delle villette bifamiliari, a due piani, disegnate in modo simmetrico, tutte di colore giallo.
Nel corso degli anni, però, capisce che non può assegnare le stesse case agli impiegati e ai dirigenti, quindi è obbligato dai sindacati a costruire delle ville monofamiliari per i dirigenti.
Crespi costruisce due bellissime ville per il parroco e il medico, rialzate rispetto alla città, in modo tale che essi potessero sorvegliare gli abitanti, e fossero più facilitati a raggiungere gli operai in caso di necessità.
Infine costruisce la sua abitazione privata: un castello medievale, che riprende il tema di quello sforzesco a Milano, con questo gesto Benigno vuole intendere che il villaggio è un feudo industriale. Il castello è costruito su tre piani, e comprende una torre alta circa una trentina di metri. La villa è circondata da un immenso parco, che i Crespi sfruttano durante l’Estate, perché questa casa costituisce la loro residenza estiva.
Infine costruisce la sua abitazione privata: un castello medievale, che riprende il tema di quello sforzesco a Milano, con questo gesto Benigno vuole intendere che il villaggio è un feudo industriale. Il castello è costruito su tre piani, e comprende una torre alta circa una trentina di metri. La villa è circondata da un immenso parco, che i Crespi sfruttano durante l’Estate, perché questa casa costituisce la loro residenza estiva.
I SERVIZI
I Crespi, per compensare l’inquinamento provocato dalla fabbrica, hanno deciso di costruire varie zone verdi, in cui gli operai avrebbero potuto rilassarsi dopo il lavoro. Crespi, inoltre, vuole costruire una Chiesa nella città, e siccome non può edificarla perché già presente nel comune di Capriate(a cui appartiene il Villaggio Crespi), allora la erige come cappella privata. Imita sia negli interni che negli esterni una Chiesa di Busto Arsizio. Costruisce anche un ambulatorio, per curare le persone appartenenti alla città. Fa costruire, poi, un centro sportivo per dare maggiore possibilità di svago agli operai. Siccome è convinto che la regola fondamentale per poter entrare in fabbrica sia la pulizia, fa costruire due lavatoi, cosicchè per lavare i vestiti non ci sia bisogno di andare al fiume fuori dal villaggio; in seguito ordina la costruzione di alcuni bagni pubblici. Per controllare che i suoi dipendenti si lavino assiduamente, istituisce dei biglietti da timbrare ogni volta in cui una persona va in bagno. Crespi garantisce ad ogni ragazzo il diritto allo studio, fino alla scuola media, poi se il ragazzo avesse voluto proseguire il percorso scolastico, avrebbe potuto farlo a carico dello stesso Crespi. Durante le elementari si studiavano materie riguardanti l’ uso pratico in fabbrica, come ingegneria meccanica o calligrafia per far comprendere a tutti gli scritti. Crespi suppliva anche a tutti i problemi economici degli operai.
IL CIMITERO
Il cimitero è posto alla fine di una strada diritta che rappresenta la vita. Vi sono presenti le tombe di tutti gli operai, perché per Crespi erano tutti importanti allo stesso modo.
E’ coronato da un enorme Mausoleo costruito in ceppo dell’Adda, con stile precolombiano. La tomba dei Crespi è stata scolpita dal Moretti, e raffigura le tre virtù fondamentali: fede, speranza e carità. Tutto il cimitero è chiuso in un abbraccio dal Mausoleo. L’imprenditore con questo gesto mostra la sua onnipresenza, in questo suo abbraccio vuole quasi mettersi al posto di Dio, accogliendo i suoi operai anche dopo la morte.
E’ coronato da un enorme Mausoleo costruito in ceppo dell’Adda, con stile precolombiano. La tomba dei Crespi è stata scolpita dal Moretti, e raffigura le tre virtù fondamentali: fede, speranza e carità. Tutto il cimitero è chiuso in un abbraccio dal Mausoleo. L’imprenditore con questo gesto mostra la sua onnipresenza, in questo suo abbraccio vuole quasi mettersi al posto di Dio, accogliendo i suoi operai anche dopo la morte.
CONCLUSIONE
L’uscita didattica è stata un’occasione interessante per approfondire la rivoluzione industriale, ma soprattutto è stata un’esperienza utile per una proficua conoscenza degli imprenditori Crespi, che si sono prodigati per offrire agli operai una vita dignitosa, degna del nome “uomo” indipendentemente dal lavoro che egli svolge. Questo villaggio è l’esempio della ricerca della perfezione da parte dell’uomo, ed è stato sempre animato dalla fabbrica; ora che essa è fallita, pare di visitare un luogo finto: tutto il villaggio esiste grazie al ricordo di un “padre”: Crespi.
INCONTRO SULLA CULTURA RUSSA E SOVIETICA, a cura della professoressa Raffaella Vassena
INTRODUZIONE
L’incontro dell’11 febbraio 2013, ha avuto come tema la cultura e la storia Russa e Sovietica. La relatrice è stata la professoressa Vassena, insegnante di lingua russa all’università statale di Milano. Ha voluto mostrare come i regimi totalitari sono riusciti ad ottenere un consenso vero e non solo di facciata, prendendo esempio il Comunismo e ripercorrendo la storia russa a partire dal 1855, Guerra di Crimea, fino ad arrivare agli ’60 del ‘900.
L’incontro dell’11 febbraio 2013, ha avuto come tema la cultura e la storia Russa e Sovietica. La relatrice è stata la professoressa Vassena, insegnante di lingua russa all’università statale di Milano. Ha voluto mostrare come i regimi totalitari sono riusciti ad ottenere un consenso vero e non solo di facciata, prendendo esempio il Comunismo e ripercorrendo la storia russa a partire dal 1855, Guerra di Crimea, fino ad arrivare agli ’60 del ‘900.
GLI ANTEFATTI
La Guerra di Crimea segnò l’inizio del malcontento del popolo russo. Durante infatti quella guerra la Russia subì una disfatta clamorosa, che mise in evidenza l’arretratezza del popolo russo e dello stato più in generale, rispetto a tutte la altre nazioni europee, compreso anche l’Impero Ottomano, l’autore della bruciante sconfitta. Nacque una forte esigenza di riforme, che furono pensate ed attuate immediatamente, da Alessandro III, lo zar di quell’epoca. Questi cambiamenti riguardarono molti campi, ma in realtà fu una la riforma principale, quella che portò il maggior cambiamento, fu la cancellazione della servitù della gleba, processo che negli altri stati europei era già stato effettuato da molto tempo. Questo fatto portò alla “liberazione” di 52 milioni di contadini. La decisione ebbe fin da subito, però, il problema di essere stata presa dall’alto. Non era avvenuta una rivoluzione popolare, ma era stato lo zar a decidere per il popolo. Si creò un profondo malcontento sia nei contadini, che nei padroni. I contadini furono anche costretti a riscattare una parte delle terre che prima coltivavano, e non avendo disponibilità economiche, furono costretti a fare dei mutui nei confronti dello stato. Nasce in quegli anni il populismo, una corrente di pensiero che vedeva nei contadini, la corretta forma di nuovo popolo russo. Una frangia di questa corrente, portò alla formazioni di organizzazioni terroristiche, che riusciranno nel 1881 ad uccidere lo zar. Il malcontento non si fermò neanche sotto il nuovo zar, Nicola II, tanto che il sovrano, arrivò ad attuare una politica di repressione. Si arrivò al tal punto, che nel 1905, in una domenica di gennaio, a Pietroburgo, alcuni cortei popolari, che chiedevano migliori condizioni, giungendo sotto i palazzi del governo furono decimati dai soldati, che sparando sulla folla, uccisero moltissimi manifestanti. A tutto ciò faceva da contrasto l’ottima situazione economica dello stato russo. Grazie ai diversi ministri dell’economia di quegli anni, la Russia conobbe un periodo di grande sviluppo economico ed industriale, che creò moltissimi nuovi posti di lavoro. Il malcontento popolare ebbe una grande possibilità di sfogo durante la Prima Guerra mondiale.
La Guerra di Crimea segnò l’inizio del malcontento del popolo russo. Durante infatti quella guerra la Russia subì una disfatta clamorosa, che mise in evidenza l’arretratezza del popolo russo e dello stato più in generale, rispetto a tutte la altre nazioni europee, compreso anche l’Impero Ottomano, l’autore della bruciante sconfitta. Nacque una forte esigenza di riforme, che furono pensate ed attuate immediatamente, da Alessandro III, lo zar di quell’epoca. Questi cambiamenti riguardarono molti campi, ma in realtà fu una la riforma principale, quella che portò il maggior cambiamento, fu la cancellazione della servitù della gleba, processo che negli altri stati europei era già stato effettuato da molto tempo. Questo fatto portò alla “liberazione” di 52 milioni di contadini. La decisione ebbe fin da subito, però, il problema di essere stata presa dall’alto. Non era avvenuta una rivoluzione popolare, ma era stato lo zar a decidere per il popolo. Si creò un profondo malcontento sia nei contadini, che nei padroni. I contadini furono anche costretti a riscattare una parte delle terre che prima coltivavano, e non avendo disponibilità economiche, furono costretti a fare dei mutui nei confronti dello stato. Nasce in quegli anni il populismo, una corrente di pensiero che vedeva nei contadini, la corretta forma di nuovo popolo russo. Una frangia di questa corrente, portò alla formazioni di organizzazioni terroristiche, che riusciranno nel 1881 ad uccidere lo zar. Il malcontento non si fermò neanche sotto il nuovo zar, Nicola II, tanto che il sovrano, arrivò ad attuare una politica di repressione. Si arrivò al tal punto, che nel 1905, in una domenica di gennaio, a Pietroburgo, alcuni cortei popolari, che chiedevano migliori condizioni, giungendo sotto i palazzi del governo furono decimati dai soldati, che sparando sulla folla, uccisero moltissimi manifestanti. A tutto ciò faceva da contrasto l’ottima situazione economica dello stato russo. Grazie ai diversi ministri dell’economia di quegli anni, la Russia conobbe un periodo di grande sviluppo economico ed industriale, che creò moltissimi nuovi posti di lavoro. Il malcontento popolare ebbe una grande possibilità di sfogo durante la Prima Guerra mondiale.
Gli zaristi sparano alla folla
LA RIVOLUZIONE RUSSA
Nel 1917, scoppiò la Rivoluzione Russa, causata da rivolte popolari e dall’esercito, che prese il potere, facendo abdicare lo zar Nicola II a favore del fratello, ma facendo ricadere il potere sulla Duma, il parlamento russo. La seconda parte di questa rivoluzione, la Rivoluzione Bolscevica o d’ottobre, si verificò nell’ottobre del 1917 e portò Lenin al potere. A seguito di queste lotte interne e per il nuovo assetto politico, la Russia uscì dalla guerra che stava combattendo da più di tre anni. Pochi anni dopo l’ascesa al potere di Lenin, scoppiò in Russia, la Guerra Civile, che si concluse poi nel 1921, con la vittoria dei “Rossi”, i Bolscevichi, a danno dei “Bianchi”, i moderati, i contro-rivoluzionari. Anche se si verificò questo periodo di guerra, che portò molte morti a tutte e due gli schieramenti; quegli anni furono paradossalmente i migliori del comunismo, perché era presente la convinzione che stesse nascendo un nuovo stato, una nuova società.
CONSENSO
Gli anni ’20 Furono però anche il periodo, nel quale i comunisti dovettero cercare di creare un consenso, perché preso il controllo dello stato, dovevano ottenere anche quello del popolo. Per far conoscere quindi le idee comuniste/rivoluzionarie e per mostrare la potenza del nuovo governo, i comunisti iniziarono a decorare treni e città, organizzarono dibattiti pubblici, nei quali far conoscere i nuovi pensieri; utilizzarono molto i mezzi visivi, per la scarsa scolarizzazione del popolo russo. Gli artisti di quel periodo aiutarono molto questo processo, visto che grazie alle loro opere, si facevano conoscere le nuove idee. Alcuni esempi ci arrivano da Chagall, pittore ebreo, che nonostante le grandi difficoltà vissute, riuscì a crearsi una vita e in molti suoi quadri portò avanti le idee comuniste, come nella “Passeggiata”, sua opera del 1917, nella quale “utilizza” la compagna, vestita di rosso, come bandiera, riferendosi chiaramente al comunismo, il cui colore per eccellenza era il rosso. In quel periodo infatti gli artisti più in generale rappresentavano nei propri quadri, sia temi personali, che temi politici, spesso mischiando i due elementi. Altro esempio ci arriva dai quadri del periodo dell’avanguardia, quando nei quadri, spesso comparivano scritte associate a figure, costituendo chiaramente manifesti politici. Questa idea di portare avanti la rivoluzione, non fu attuata solamente dai pittori, ma anche dai registi. Anche in questo caso ci sono esempi famosi, come quello di Ejzenstejn, che utilizzando per la prima volta un particolare metodo di montaggio che influiva sul sub-conscio delle persone, girò film ispirati alla rivoluzioni ed ai nuovi pensieri comunisti, come “La Corazzata Potëmkin” o “Ottobre” (che si rifaceva alla Rivoluzione d’Ottobre del ’17). Anche alcuni scrittori portarono avanti questo tipo di azioni. Come sottolineato prima, gli anni ’20, rappresentarono comunque un periodo non totalmente negativo, visto che furono accompagnati da una forte crescita economica. Oltre però a questa crescita, bisogna anche ricordare che nel 1921 nacque la Ceka, la polizia segreta russa, che iniziò fin da subito, una politica di terrore, catturando e facendo morire moltissimi dissidenti politici; questo fu il primo passo della durissima politica di repressione che il regime decise di condurre. Nel 1924 morì Lenin, questo segnò un duro colpo all’interno, del partito, visto che nacque il problema della successione. Il tutto fu però risolto, dalla decisa e ferma discesa in campo di Stalin.
Gli anni ’20 Furono però anche il periodo, nel quale i comunisti dovettero cercare di creare un consenso, perché preso il controllo dello stato, dovevano ottenere anche quello del popolo. Per far conoscere quindi le idee comuniste/rivoluzionarie e per mostrare la potenza del nuovo governo, i comunisti iniziarono a decorare treni e città, organizzarono dibattiti pubblici, nei quali far conoscere i nuovi pensieri; utilizzarono molto i mezzi visivi, per la scarsa scolarizzazione del popolo russo. Gli artisti di quel periodo aiutarono molto questo processo, visto che grazie alle loro opere, si facevano conoscere le nuove idee. Alcuni esempi ci arrivano da Chagall, pittore ebreo, che nonostante le grandi difficoltà vissute, riuscì a crearsi una vita e in molti suoi quadri portò avanti le idee comuniste, come nella “Passeggiata”, sua opera del 1917, nella quale “utilizza” la compagna, vestita di rosso, come bandiera, riferendosi chiaramente al comunismo, il cui colore per eccellenza era il rosso. In quel periodo infatti gli artisti più in generale rappresentavano nei propri quadri, sia temi personali, che temi politici, spesso mischiando i due elementi. Altro esempio ci arriva dai quadri del periodo dell’avanguardia, quando nei quadri, spesso comparivano scritte associate a figure, costituendo chiaramente manifesti politici. Questa idea di portare avanti la rivoluzione, non fu attuata solamente dai pittori, ma anche dai registi. Anche in questo caso ci sono esempi famosi, come quello di Ejzenstejn, che utilizzando per la prima volta un particolare metodo di montaggio che influiva sul sub-conscio delle persone, girò film ispirati alla rivoluzioni ed ai nuovi pensieri comunisti, come “La Corazzata Potëmkin” o “Ottobre” (che si rifaceva alla Rivoluzione d’Ottobre del ’17). Anche alcuni scrittori portarono avanti questo tipo di azioni. Come sottolineato prima, gli anni ’20, rappresentarono comunque un periodo non totalmente negativo, visto che furono accompagnati da una forte crescita economica. Oltre però a questa crescita, bisogna anche ricordare che nel 1921 nacque la Ceka, la polizia segreta russa, che iniziò fin da subito, una politica di terrore, catturando e facendo morire moltissimi dissidenti politici; questo fu il primo passo della durissima politica di repressione che il regime decise di condurre. Nel 1924 morì Lenin, questo segnò un duro colpo all’interno, del partito, visto che nacque il problema della successione. Il tutto fu però risolto, dalla decisa e ferma discesa in campo di Stalin.

Marc Chagall, la passeggiata
STALIN
Riforme
Stalin dimostrò fin da subito di una profonda determinazione nel raggiungimento del suo scopo. Decide di eliminare fisicamente tutte quelle persone che avrebbero potuto rallentare la sua ascesa, sia nei partiti oppositori che in quelli comunisti. Nacque alla fine una profonda lotta con Trockij, uomo forte del partito che era convito sull’idea di esportare la rivoluzione a tutti gli stati. Questa sua politica si scontrò contro quella di Stalin, che per paura di perdere tutto ciò di buono che si era riusciti a fare fino a quel momento; non voleva che la rivoluzione comunista e le sue idee, lasciassero la Russia, ma che il cambiamento avuto fino a quel momento rimanesse solamente nella terra nel quale era nato. Inoltre Trockij andava anche contro la NEP, la “Nuova Politica Economica”, fortemente voluta da Stalin. Verso la fine degli anni ’20, Stalin sale al potere, riuscendo a far passare tutte la sue idee sia politiche che economiche. La situazione rimane tale per circa un decennio, ma all’inizio degli anni ’30, decide di cambiare politica; decide infatti di attuare una politica di “consenso”. Dopo avere preso totalmente in mano il potere, doveva riuscire a creare un appoggio popolare e per fare questo deve attuare una differente politica.
Metodi del consenso
Si basa su cinque principali azioni, che hanno tutte come obbiettivo quello di creare un consenso vero e non solo di facciata. La prima è la politica del terrore, portata avanti su due livelli; nei confronti del popolo e nei confronti del partito. Questo genere di azione aveva come scopo quello di eliminare tutte quelle persone, che erano contro le idee del partito e che ne avrebbero potuto rovinare la figura. Per quanto riguarda la parte politica, Stalin decise di cancellare tutti quei partiti, e di conseguenza le persone che ne facevano parte; che non erano d’accordo con le sue idee. Furono uccisi moltissimi dissidenti politici e questo genere di azione non si limitò a poche persone, ma continuò per diverso tempo, in una forma molto sostenuta.
Il secondo livello nel quale venne portata avanti questa politica, è il popolo. In quel periodo scomparvero letteralmente dalle loro case moltissime persone. Non si seppe per molto tempo le identità delle persone rapite e furono così tante e così sconosciute, che negli anni ’90 è nata un’associazione, “Memorial”, che si è posta come obbiettivo, quello di donare un’identità a tutte quelle persone che furono deportate nei campi di lavoro. Il popolo era così all’oscuro di quello che accadeva, che chiedeva direttamente a Stalin, di essere aiutate, nel ritrovare queste persone scomparse. Non avrebbero mai immaginato, che era proprio Stalin ad organizzare e gestire il tutto, e pensavano che tutto quello l’accaduto non fosse neanche a conoscenza del dittatore. Queste persone venivano prelevate dai propri luoghi di lavoro, senza nessun preavviso e senza che nessuno lo sapesse; l’accusa che veniva rivolta a tutti era quella di essere “anti-rivoluzionari”. Un secondo metodo di creare il consenso era quello del cinema.
La cinematografia
Era il mezzo visivo più utilizzato e il quel periodo vide un grande sviluppo. Il regista più apprezzato da Stalin e di conseguenza da tutta la Russia, fu il vice di di Sergej Ejzenštejn (quello della “Corazzata Potëmkin”, che invece non fu mai tanto apprezzato da Stalin), Grigorij Vasil'evič Aleksandrov; a cui va il merito di avere portato in Russia, il genere musical, visto che dopo aver effettuato un viaggio ad Hollywood, dove poté imparare tutto questo; importò in Russia il genere, che fu poi molto utilizzato e ripreso in quel periodo. I film più conosciuti del regista, furono: “Tutto il mondo ride” del 1934; “Circo” del 1936; “Volga - Volga” del 1938 e “Cammino luminoso” del 1940. Le caratteristiche proprie di questi film sono la presenza di un eroe, che si conosce fin da subito e che possiede incredibili doti, che gli permettono poi di superare in modo molto brillante un avversario, spesso caratterizzato da chiari elementi politici, come l’essere un anti-rivoluzionario. Anche in questo caso le situazione che si verificano sono spesso un mix tra reale e politico. Il film che forse rappresenta il periodo, le convinzioni e le caratteristiche è “Circo”, del 1936. La storia narra di questa giovane ragazza americana, che ha avuto un figlio con un uomo nero. Costretta a scappare dall’America, giunge in un circo, dove riesce a ricostruirsi una vita. In questo caso, il nemico è il direttore del circo, che conoscendo la sua vera storia, la mette continuamente alla prova, senza riuscire però a metterla in difficoltà. Alla fine della vicenda, la ragazza viene accolta e riconosciuta come una vera russa, visto che arriva a cambiare il suo nome, dall’americano Marion al russo Masha. Nell’ultima scena del film, la protagonista, vestita completamente di bianco viene “lanciata”, in un corteo bolscevico, dove tutte le donne (che in quel periodo assunsero un ruolo importante nella società), vestite di bianco avanzano in un grande spazio aperto. Una ragazza vicina a lei, domanda alla ragazza, se ora capiva quello che le aveva raccontato circa la Russia e la protagonista, rispondendo affermativamente, inizia a cantare una canzone, che prenderà poi il nome di “Canto della Patria”, nel quale si inneggia alla grandezza della Russia e alla libertà ed alla purezza che è presente nello stato. Questo canto poi assumerà un ruolo molto importante per tutto lo stato ed al popolo russo venne insegnato, come altro mezzo di propaganda.
La letteratura
Un terzo canale con il quale creare il consenso è la letteratura. Durante gli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, il regime impose, per far passare il messaggio comunista; di scrivere seguendo la forma di scrittura realista/socialista. Gli scrittori non poterono scrivere e raccontare la realtà, ma far passare un’utopia, un qualcosa di irreale, che non si sarebbe mai realizzato. Tutti i temi che gli autori, non sono reali, ma vengono fatti passare da questi, come veri, possibili e reali. Chi non rispettava tutto questo, veniva preso e tenuto in prigionia; tutte le copie del o dei libri che aveva scritto veniva distrutte e di conseguenza non pubblicate. Si verificò però in più di un’occasione, che libri, ritirati del regime, vennero poi pubblicati in occidente molto tempo dopo, o perché alcune copie non andarono perse, o perché alcune persone vicine agli autori, possedeva una copia dello scritto.
L’architettura
Il quarto modo di creare il consenso popolare è l’architettura. Stalin possedeva una forte mania di gigantismo, tutte le opere che ipotizzava erano perlomeno poco fattibili, o che comunque avrebbero richiesto un immane lavoro. Stalin, per esempio, aveva ipotizzato di collegare Mosca a tutti i mari ed agli oceani del mondo. L’acqua assunse infatti un ruolo molto significativo in quel periodo e venne spesso utilizzata in nuove costruzioni moscovite. Un altro esempio ci arriva dall’ipotetica costruzione di una metrò, riccamente decorata, che avrebbe dovuto permettere di collegare tutta Mosca. Parte del progetto di Stalin fu poi ripreso più avanti, quando venne costruita la metrò, utilizzando le 11 linee pensate dal dittatore. Il più grande forse progetto di Stalin, fu la costruzione, mai attuata, del Palazzo dei Soviet, una costruzione alta più di 400 metri, che avrebbe dovuto rappresentare un simbolo per tutta la Russia. Avrebbe dovuto competere con le più grandi costruzioni di tutto il mondo, con l’Empire State Building. Sarebbe dovuto sorgere, sopra la cattedrale di Cristo Redentore, che fu immediatamente rasa al suolo, anche se il palazzo non fu mai completato. Al suo posto, dopo la seconda guerra mondiale, venne costruita un’immensa piscina a cielo aperto, che fu però anch’essa demolita, per lasciare spazio di nuovo all’originale cattedrale, finita nel 1990. Questo palazzo, riassume perfettamente la politica che fu utilizzata in quegli anni, un qualcosa di irrealizzabile e di impossibile, che fu però fatto passare come già costruito. La realtà era un’altra, ma solamente i moscoviti ne erano consapevoli. Nel resto della Russia, l’immensa costruzione si pensava già costruita ed esistente, visto che era continuamente citata nei libri, nei testi e nei discorsi. Si arrivò addirittura al punto di mostrarlo in un film, “La nuova Mosca”, senza però che ci fosse. Il film mostrava come Mosca, sarebbe dovuta cambiare, con nuove costruzioni, nuovi palazzi e nuove vie, che sarebbero sorte distruggendo tutto ciò che era presente. La nuova Mosca sarebbe dovuta rinascere sulle macerie dell’altra e sull’acqua, elemento centrale dell’architettura sovietica. Questo filmato, ritornando al palazzo dei Soviet; mostrava in tutte le scene l’immensa opera, che si ergeva sullo sfondo della città, come figura centrale. L’ultimo elemento utilizzato da Stalin, nella sua politica di creazione del consenso, furono le arti figurative, anche se l’arte in quel periodo non fu molto sviluppata. Si utilizzavano delle immagini, non sempre chiare per una persona comune che le guardava. Lo scopo però di queste rappresentazioni, non era tanto quello di far riflettere la persona che le guardava, ma piuttosto farle passare un messaggio, spesso politico. Molte di queste immagini rappresentavano Stalin; ed dovevano avere lo scopo di dimostrare la sua importanza e elogiare la sua figura.
I placati
Un particolare però che è sempre presente con Stalin, è la separazione presente tra lui e le altre persone raffigurate, visto che il dittatore assunse spesso in quel periodo un ruolo di divinità. Caratteristiche dei “Placati”, il nome di questi manifesti, era la semplicità di grafia e l’importanza dei colori (i due schieramenti politici, i rossi ed i bianchi, li utilizzavano molto per simboleggiare gli schieramenti). I principali soggetti di questi manifesti, e di conseguenza le politiche dello stato, erano quella delle donne, quella della sanità, quello dello sport, quella della lotta contro il tabacco e l’alcol e quelle a favore dei giovani. In questi manifesti comparivano spesso delle scritte ed immagini simboliche, che permettevano di capire immediatamente il messaggio che si voleva far passare. Nei placati, si voleva naturalmente far passare le idee e le politiche comuniste di quel periodo e per far arrivare al popolo questi messaggi politici, si arrivò anche ad utilizzare oggetti comuni, come penne e cioccolato. All’inizio però degli anni ’40, scoppia la seconda guerra mondiale.
LA II GUERRA MONDIALE
La Russia inizialmente e fino al 1942, non entra nel conflitto, ma preferisce rimanerne fuori. Hitler, però pensa di invadere inizialmente la Polonia ed in seguito l’Unione Sovietica. Il progetto di Hitler prevedeva di sconfiggere la Russia su tre fronti, così da metterla in ginocchio. La Germania è costretta però a ritardare l’avanzata di qualche mese, e questo fatto non le permetterà poi di riuscire a concludere la sua azione. Verrà bloccata infatti dall’inverno russo, che la costringerà a ritornare sui suoi passi. Tenterà poi una seconda avanzata nell’estate del ’42, ma si incaglierà in Stalingrado, sul Volga, dove i nazisti dopo una lunghissima offensiva, saranno costretti a ripiegare e saranno inseguiti dall’Armata Rossa, sino a Berlino, dove le truppe sovietiche entreranno con gli alleati. Anche in questa situazione disperata, il popolo russo è riuscito a difendersi ed a salvare la propria indipendenza, come era già successo nel 1815, con Napoleone, quando anche in quel caso l’inverno fermò l’avanzata francese. Nel dopoguerra, la situazione interna non variò assolutamente, visto che Stalin continuò nella sua politica del terrore. Tutti i soldati che erano stati fatti prigionieri, per esempio, una volta tornati in Russia, furono fatti prigionieri da Stalin, in quanto si erano fatti catturare dal nemico.
IL DOPOGUERRA
Il popolo si iniziò ad accorgere della difficile situazione interna e della crudeltà di Stalin, ma il dittatore per continuare a mantenere il consenso e per continuare la politica ideologica attuata fino a quel momento, continuò nella pubblicazione dei placati. Fin dal periodo di guerra, si assoggettò il popolo e lo si convinse a non parlare perché si avrebbe favorito il nemico. Inoltre la campagna di pubblicazione dei manifesti fu portata avanti, anche per convincere il popolo della non bontà del nemico e della sua pericolosità. Dopo la vittoria della guerra, i placati si trasformarono, in elogi nei confronti della Russia, per la vittoria e di profonda offesa nei confronti dei nemici battuti. Nel 1953 morì Stalin e questo fatto rappresentò un duro colpo per tutto il popolo russo. La figura di Stalin era paragonata ad una divinità, e, visto anche che non si conoscevano le sue azioni, la persona del dittatore veniva ritenuta una figura buona e fondamentale per il popolo.
CHRUŠČЁV
Nel 1956, il successore di Stalin alla guida del partito, Nikita Sergeevič Chruščёv, che durante il XX congresso del PCUS, pronunciò un discorso che divenne poi storico. Le sue parole condannavano totalmente la figura di Stalin, alla quale venivano imputate tutte le difficoltà del partito e tutte le crudeltà commesse. Con quella geniale azione, si riuscì a ripulire la figura del partito e di conseguenza di tutto lo stato, donandogli una possibilità di rinascita tra le nazioni europee. Senza quell’azione, la credibilità della Russia non sarebbe mai potuta essere tale e non avrebbe mai più potuto rientrare nello scacchiere europeo.
Tema:presenta
“Novecento” di Barico :trama e personaggi ;tipo di testo,linguaggio e
stile;tematiche;commento personale ;contenuti di collegamento alla traccia
intitolata “Novecento”.
Il libro incomincia con
l’immagine dell’America e del primo che,dopo averla aspettata e
desiderata,magari mentre sta facendo altro, alza la testa e la
vede.
Poi
viene raccontata la storia.
Nella sala da ballo della
prima classe ,una volta che tutti erano scesi a terra,sopra il pianoforte Danny
Boodmann,il macchinista,trova un bambino di circa dieci giorni in una scatola
sopra cui era scritto T.D. Limoni. Danny capisce che era figlio di una emigrante
che lo aveva partorito sulla nave e per dargli una vita migliore lo aveva
lasciato in prima classe, sperando che qualche ricco lo portasse con se.
Dannylo prende come un figlio e lo chiama:Danny Boodmann T.D. Novecento. Lo
chiama Novecento perché lo aveva trovato all’inizio del secolo e inoltre lascia
nel nome la scritta della scatola. Danny,per paura che portassero via
Novecento, a causa della mancanza di documenti, non faceva mai scendere il
bambino a terra. Quando Novecento aveva otto anni Danny morì, così il capitano
decise di farlo finalmente sbarcare,ma quando i servizi sociali
arrivarono,Novecento era sparito. Lo cercarono a lungo,ma non trovandolo
partirono credendolo a terra. Una notte il capitano viene svegliato perché
tutti quelli di prima cllasse erano nella sala da ballo in pigiama,commossi a
causa della bellissima musica che Novecento stava suonando . da allora entrò a
far parte della bend del “Virginian”,la nave su cui era nato e cresciuto e
dalla quale non era mai sceso. Sulla nave viene preso anche Tim Tonney,un
trombettista,(che è la voce narrante del libro)che durante una burrasca conosce
Novecento e la sua eccezionale bravura. Da allora divennero amici inseparabili.
Un giorno Novecento decise di scender per la prima volta dalla nave,ma dopo
aver fatto i primi tre scalioni si ferma e torna indietro. Dopo sei anni
passati sulla nave Tim decide di scendere e in seguito, a causa della guerra,la
suo vita non è facile. Finalmente la guerra termina e a Tim arrive una lettera
che dice che il “Virginian”dopo essere stato utilizzato come nave ospedale era
destinato a essere distrutto e tutti erano scesi,ma Novecento no. Tim corre al
port sale sul “Virginian” e trova lì l’amico sopra una scatola di dinamite.
Novecento gli racconta che aveva abbandonato i sui desideri uno a uno, così da
non essere più infelice e che quella volta che non era sceso era perché non
aveva visto la fine della città e che quel “pianoforte” per lui era troppo
grande da suonare,mentre quello della nave aveva 88 tasti punto e stop. Era
finito ma era la musica a essere infinita. Detto questo dice all’amico di
scendere prima che la nave salti in aria.
I due personaggi di questa
storia sono Novecento e Tim.
Novecento è un pianista
mai sceso dalla nave su cui è nato e morto, ma in realtà lui ha visto il mondo
grazie ai passeggeri che passavano su quella nave vedeva nei loro occhi ciò che
raccontavano:ne sentiva gli odori e i particolari. Lui sapeva inoltre
suonare una musica diversa e bellissima che sembrava suonata a quattro mani,ma
in realtà era solo lui a toccare quei tasti e solo lui poteva suonare cose così
belle.
L’altro protagonista è Tim
,è il migliore amico di Novecento. Lui suonava la tromba e non capisce come l’
amico possa vivere sulla nave e inoltre lo ammira moltissimo.
“Novecento” è un testo
scritto per il teatro come si può vedere dalle parentesi in cui si spiegano i
movimenti di scena ed è un monologo,cioè c’è solo un attore che recita il breve
dramma.
Il linguaggio è adatto a
una vita su una nave e non è molto forbito,infatti spesso è sgrammaticato e vi
compaiono parolacce ed espressioni utilizzate nel parlato ,ma inesistenti nel
vocabolario. E’ scritto inoltre senza suddivisione in capitoli,quindi senza
interruzioni,così che il lettore sia spinto da desiderio di continuare a
leggere. La punteggiatura è molto inportante in questo testo infatti serve a
dare più effetto ed espressione a ciò che si dice e rende la lettura più
semplice,scorrevole e interessante.
Le tematiche che collegano
illibro alla traccia “Il Novecento” sono le due guerre che vengono
menzionate,l’emigrazione e lo stato di vita degli emigrantio e il fatto che il
nome del protagonista sia quello del secolo nel quale è vissuto. Si parla in
oltre di Jazz che nasce nei primi novecento e compare sia all’inizio, quando
Tim viene assunto, sia quando Novecento fa la sfida contro Jelly Roll Morton
“l’inventore del jazz”il quale viene “stracciato” e umiliato dal talento del
protagonista.
COMMENTO:
“Non si
è fregati veramente finchè si ha una da parte una bella storia e qualcuno a cui
raccontarla”.
Novecento
ce l’ha una bella storia, pazzesca e inspiegabile, ma bella. Con il suo stile
non raffinato e ricco di
pause
che la rendono avvincente, la lettura del libro lascia un senso di
incompiutezza nel lettore. Quando
la
scrittura finisce, tu rimani lì, in silenzio, privato di tutte le convinzioni
che avevi. E senza che tu lo voglia
la mano
sfoglia le pagine nel senso opposto rispetto a quanto fatto finora, e ritorna
in quel punto, a quella
scaletta,
a quei pochi passi mai compiuti.
“Se
quella tastiera è infinita, allora, su quella tastiera non c’è musica che si
può suonare. Ti sei seduto
sul
seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio”. Il desiderio di
fare della propria vita un
capolavoro
e di accorgerci della sua immensità ce l’abbiamo tutti. Una parte della
risposta sta nelle nostre
origini
che, come suggerisce Ungaretti in una sua poesia, aumentano la nostra
consapevolezza. Novecento
non le
ha, e per sfogarsi, capirsi, viaggiare e scoprire luoghi che non ha mai visto,
suona il piano. Ad un
certo
punto, però, non basta più l’immaginazione. Scatta qualcosa in lui per cui
vuole scendere, “per vedere
il
mare” e per accorgersi dell’immensità della vita. In realtà è la vista della
terra a farlo accorgere di questo,
e di
qualcos’altro. Qualcosa per cui capisce di non essere in grado di compiersi,
lui da solo. Il suo desiderio
è alla
portata di Dio. Allora, per non essere più infelice, incanta i suoi desideri:
ci rinuncia, fino a ritrovarsi
seduto su
un blocco di dinamite. “Non essendo stato capace di scendere da quella
scaletta, per salvarmi
sono
sceso dalla mia vita”. Ma allora come si fa a salvarsi? Forse evitando di
essere infelici, ma non basta.
Forse,
lasciando che i nostri desideri siano compiuti da Dio. O senza mai perdere di
vista quelle cose, come
il mare
e la terra, che portano in sé un'eco di eternità.
SE VOLETE GUARDARE SU YOUTUBE DEGLI SPEZZONI DEL FILM, ANDATE A VEDERE QUESTI VIDEO:
SE VOLETE GUARDARE SU YOUTUBE DEGLI SPEZZONI DEL FILM, ANDATE A VEDERE QUESTI VIDEO:
Danza sull’oceano http://www.youtube.com/watch?v=Xhu2ZNJJDUs
Dibattito finale http://www.youtube.com/watch?v=585JSsi5T-o
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RispondiEliminaniente male pagliuca ma la mia è molto meglio!!!!
RispondiEliminati stimo un kasino ;)
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